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poesia

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È possibile aspirare a una rivoluzione incruenta? O meglio, ad una ri-evoluzione dove l’essere umano riesca a disfarsi della propria disumanità? Un piccolo contributo forse potrebbe darlo una parola poetica non più relegata solamente ai confini del foglio, ai limiti della sua versione scritta, ai percorsi esclusivi dell’accademico autocompiacimento, ma tornando ad essere essa un linguaggio concreto che si realizzi e si divulghi nel vivo del tessuto sociale, in un lavoro di semina dove si creino processi di interazione con gli altri linguaggi artistici e della comunicazione.
Una poesia, insomma, dove la parola torni alla voce, dove la voce torni al suono, il suono all’immagine e l’immagine di nuovo alla parola, in una sorta di viaggio circolare in cui il verbo sia includere e non più escludere, aprire piuttosto che chiudere, proporre invece che imporre. L’impegno quotidiano, attraverso cui abbiamo il dovere e la responsabilità di trasformare le parole in altrettante e conseguenti azioni, ci permette di guardare al senso più autentico della poesia, alla sua funzione sociale, al suo ruolo, alla sua utilità.
Spesso invece siamo prigionieri di formalismi letterari, di gabbie stilistiche, di parametri grammaticali e persino di sperimentazioni eccessive che gli stereotipi e le convenzioni che monopolizzano questo linguaggio ci pongono e ci impongono. “Noi pensavamo che i poeti fossero tutti morti”, mi confessò qualche anno addietro una bambina di sette anni, durante un incontro che ebbi in una scuola elementare della periferia romana. Ed effettivamente, agli occhi della maggior parte della gente comune, la poesia viene percepita come qualcosa di distante, di desueto, di snob, se non addirittura di defunto e gli assassini di questo linguaggio, purtroppo, più o meno consapevolmente, sono gli stessi che lo utilizzano.
Possiamo porci principalmente in due modi con la scrittura poetica: il primo è quello di esibire ed esibirci, cercando consenso e affermazione personale; il secondo invece è restare fedeli alla gratuità, ai valori e ai contenuti che attraverso questo linguaggio eletto cerchiamo di veicolare. Di fronte a questi due modi il lettore e/o l'ascoltatore hanno la possibilità di essere da una parte un semplice spettatore, dall’altra invece un soggetto interagente e partecipante in una logica di condivisione. Questa è la ri-evoluzione che auspico, a voce alta oppure sussurrata, ma che sia finalmente comprensibile a tutti gli ascolti possibili. Una ri-evoluzione che diventi anche occasione d'incontro e relazione tra le diversità di ogni luogo e latitudine, che si faccia viva, concreta, un vero bene comune come il bere o il respirare.

Hanno detto - recensioni

Marco Cinque sa che l'anima oggi è stata costretta in una profonda soggettivazione, in cui l'abisso dell'io si è manifestato in ogni essere umano - consciamente e inconsciamente - sia come disperazione che come sfida. (...) A volte, le sue poesie sembrano essere state scritte da un filo d'erba o da un fiocco di neve che cade su un lago tranquillo, in una specie di omaggio Cinquesco alla grandezza dell'anonimato del movimento stesso.
Jack Hirschman (dalla prefazione di “Percezioni”)

Le parole semplici, dirette, comprensibili, fanno accedere al profondo svelandone la complessità. E le parole sacre riacquistano senso e significato nella loro stessa pronuncia: pace, umanità, armonia, esistenza. Ma la loro pronuncia significa anche risalirne duramente ogni violazione, ogni mancanza, ogni violenza. E rivendicare il peso dell'esistenza di ogni soggetto e di ogni luogo di oltraggio all'umanità. Qui sono nominati i profughi, i carcerati, gli immigrati, i popoli nativi, tutti i diversi e gli esclusi. Qui si scava nella vergogna dei centri di accoglienza, nel dolore della Palestina, nell'ingiustizia di ogni pena. Vorremmo che questa lista si fermasse, scomparisse. Le poesie di Marco Cinque lavorano per questo. La sua strada è anche la nostra. Da sempre.
Alberto Masala (da Civiltà Cannibali)

Quella di Marco Cinque è dunque una poesia che si presenta nella forma di un’offerta felice e concreta d’intrattenimento, nell’attimo del momento della trasmissione, nella ricerca continua di una sede nella quale trovare identità e dove inventare la comunità “civile”. Deve essere una necessità acquisita nella contiguità quotidiana e febbrile con la sorte degli sconfitti, urbani (cives) e mondiali, gli indigeni di ogni inferno; e conquistata nei colloqui a distanza con i condannati a morte e le vittime della storia. Dentro e fuori le prigioni nelle quali siamo costretti.
Tommaso Di Francesco (dalla prefazione di “Civiltà Ca nnibali”)

Scrivere è difficile. Le ragioni sono tante, oggettive e note. Scrivere poesia, essere poeti lo è ancora di più. Perché la parola dei poeti è arma di verità, miccia dirompente, rivoluzionaria e scrivere per i poeti è imperativo, esortazione etica; ma se a causa di quelle note ragioni questa facoltà viene tradita, svilita, involgarita il difficile diventa impossibile. Allora, cosa deve fare il poeta? Seguire la corrente? Compiacersi della fatuità? Tacere? E se i poeti tacciono, chi cambierà il mondo? Di questi interrogativi non sembra preoccuparsi troppo Marco Cinque. Per lui la vera rivoluzione sta nell'«assumersi responsabilità nella piccola, consueta vita quotidiana». Lui sente il bisogno di comunicare, di dire e lo fa. Con tutti i mezzi, non solo quelli tradizionali della poesia. (...) Non sono quelli di Marco Cinque versi rassicuranti. Né potrebbero esserlo perché parlano di solitudine e abbandoni e danno voce ai profughi, ai carcerati, agli esclusi, ai sottomessi. Lui guarda col cuore e parla, scrive, suona, fotografa. Le sue ballate sono fatte per essere dette a più voci, cantate in coro, nelle piazze.
Maria Jatosti(da Le Monde Diplomatique)

È un libro bellissimo, generoso e commovente. Ci aiuta a capire che l’esecuzione capitale è un crimine peggiore dei delitti che vuol punire, perché non solo uccide ma insegna a uccidere. Ci aiuta a capire che fino a quando la pena di morte esisterà, anche in un solo angolo della Terra, l’umanità non sarà uscita dalla barbarie.
Luigi Pintor (dal libro “Giustizia da morire”)

Quando ti dice che la pace si deve seminare, capisci che le sue spalle sono pronte a tutto, anche a reggere i macigni più grossi.
Igiaba Scego(da Internazionale)

Nel volume che vi accingete a leggere, accadrà come per “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa, o “Il codice dell’anima” di James Hillman, che alcuni di voi lo terranno sul comodino, segnato, perché ognuno di voi capirà, sentirà, farà proprio ogni suo verso, il vostro: aprendo qualsivoglia pagina vi troverete parte di voi, così da sentirvi legati, anche senza conoscerlo.
Beppe Costa (dalla prefazione di “Sintesi”)

I versi di Cinque feriscono a fondo (lo si vede nelle facce di chi ascolta) e vanno anche ascoltati oltre che letti, perché sulla pagina non ti aggrediscono i ritmi della voce e i colpi sul tamburo, il loro salire e poi spezzarsi.
Daniele Barbieri(da Liberazione)

In tutte le pagine del volumetto, dalla prefazione all’indice, il linguaggio è fresco, lo scritto è fluido e pulsante, la comunicazione è semplice. Niente orgie paratattiche, niente deliri asintattici. Come lo leggi così è. E ti rimane dentro.
Manuelita Marcantonij (da kathodik)

Parole semplici come note, pronte a disporsi in armonie discrete ma mai pacificate; silenzi che di tanto in tanto cedono il passo al suono profondo dei tamburi, ritmi ancestrali che mai degenerano nella rabbia e che pure parlano di guerre e violenze, morti e mai raddrizzate ingiustizie. Spazi scarnificati nei quali nessun superfluo è ammesso, infiniti e molteplici presenti nei quali consumare la gioia di un attimo che non è mai fuggente. C'è tutto questo nelle poesie di Marco Cinque.
Iaia Vantaggiato (Le Monde Diplomatique)

 


 

italiano - spagnolo

(Traduzione a cura di Gabriel Impaglione)

Il prezzo dell'acqua

acqua
molto più
ancor prima di prima
un diritto ancestrale infangato

acqua
di popoli ultimi
ultimi in tutto meno
che nell’essere ancora umani

acqua
di vampiri planetari assetati
che privatizzano la sete altrui
dai loro vertici
dai telegiornali
dalle loro limousine che
sbandano passando sui corpi
dei loro stessi figli quotati in borsa

e sanciscono il possesso dei bisogni
brevettando diritti primari
dal cuore ribelle di città blindate
e mettono un’etichetta, un prezzo
su tutto, e toccherà pure all’aria
se non possiamo bere non potremo
respirare senza il loro consenso

Acqua, è una quota insostenibile
debito malefico della stupidità
di moderni Sansone che stavolta
hanno colonne liquide tra le mani
sarà il supremo supplizio
di ogni forma di sacra esistenza
una pena di morte inflitta alla ragione
condanna globale sul patibolo dei profitti

e sarai bendata, acqua
davanti a plotoni d’esecuzione
di governi corrotti e corruttori
loro ti vogliono uccidere
e ucciderci, lo dobbiamo impedire
in ogni modo, costi pure quel poco
di sensato che resta di noi

non possiamo venderti
non possiamo comprarti
sei il sangue limpido di nostra madre
il seme celeste di nostro padre

acqua, che ti vorrei libera
persino dal bicchiere, qui
sulle mie labbra che ormai
faticano persino a pronunciarti
acqua.

_______________________

 

El precio del agua

 

Agua
mucho más
todavía antes del antes
un derecho ancestral deshonrado

Agua
de los últimos pueblos
últimos en todo menos
en humanidad

Agua
de vampiros planetarios sin sed
que privatizan la sed ajena
desde sus cumbres
desde sus telenoticieros
desde sus limousinas que atropellan
a sus propios hijos cotizados en bolsa

y sancionan la posesión de las necesidades
patentando elementales derechos
desde el rebelde corazón de ciudades blindadas
y ponen una etiqueta, un precio
a todo (le llegará el turno al aire)
si no podemos beber no podremos
respirar sin su consenso.

Agua, cuota insostenible
deuda maldita de la estupidez
de modernos Sansón que ahora
tienen colonias líquidas en las manos
Será el máximo suplicio
de cada forma de sagrada existencia
pena de muerte inflingida a la razón
condena global al patíbulo de las ganancias

Y serás vendada, agua
frente al pelotón de fusilamiento
de gobiernos corruptos y corruptores
Quieren asesinarte
y asesinarnos; debemos impedirlo
de cualquier modo, nos cueste aquel poco
de sensatez que aún nos queda

No podemos venderte
ni comprarte
eres la pura sangre de nuestra madre
semen celeste de nuestro padre

Agua, que te quiero libre
-hasta de un vasoaquí
sobre mis labios
que se fatigan también de pronunciarte
agua.

italiano - inglese

(traduzioni a cura di Alessandra Bava)

 

senti il
respiro dei sassi
sugli accordi dell’acqua
e le parole degli alberi
nei nostri ascolti
smarriti


***

listen to the
breath of the stones
on water’s chords
and the words of the trees
in our lost
comprehension

_____________


anoressica vita
la tua bocca cucita
su una tavola
imbandita


***

anorexic life
your sealed mouth
upon a laid
table

______________

all'odio
non cedere passo
che di forza ha bisogno
il perdono


***

don’t give way
to hate
since pardon
requires strength

___________________

è di me
che dico il silenzio

ma non so chiedere
nemmeno alla mia ombra
se questa compagnia
le è valsa la pena

***


it is my silence
I talk about

But I cannot even
ask my shadow
if such company
was worth it

______________________

il tempo di un fiore
nella sua percezione
non è più breve
di quello d'una sequoia

finisco di contare i giorni
e vivo

***


in its perception
the flower’s time
is not shorter
than that of a sequoia

I keep counting days
and living

___________________

l'esserci incontrati
non è un soltanto un caso
ma il frutto saporito
del nostro cercarci


***

having met one another
is not just a matter of chance,
it is the savory fruit
of our seeking each other


__________________


comprare
consumare
perderti
nell'inutilità
irrinunciabile

***

to buy
to consume
to lose oneself
in the obsolete
uselessness

_____________________


ricordo un dipinto di Bruegel
la “parabola dei ciechi”
dove il primo di sei orbi cadeva
trascinando gli altri con sé
sono secoli e secoli
che lo stesso accade all'umanità

***

I recall Bruegel’s painting
“The Parable Of The Blind,”
where the first of the six
blind men falls
and the others follow
Century after century
the same thing happens
to mankind

__________________

quel grido ancestrale di dentro
vagito con cui s'annuncia la vita
mi dice che qualsiasi crescita
in qualunque modo ti parli
non sarà mai indolore

***

that inner ancestral cry
wail foreshadowing life
tells me that no growth
will ever be painless
whichever way I speak to you

__________________

nello scroscio
indistinto della pioggia
ogni goccia ha un suono
allo stesso modo
mi piace ascoltare
la tua piccola voce nascosta
nel frastuono

***

in the indistinct
pouring of the rain
any drop bears a sign
likewise
I love hearing
your small voice hiding
in the noise

_____________________

un altro mondo
è impossibile
se non cominci
dal tuo

***

another world
is impossible
unless you start
with your own

_____________________

non abbiamo
niente da raggiungere
noi
siamo la strada

***

we have
nothing to reach
we
are the road

_____________________


poesia è rivolta
contro la tirannia degli accapo
oltre il muro del foglio
mio confine

***

poetry is revolt
against the tyranny of new lines
beyond the wall of the leaf -
my border

_____________________

 

forse
anche per questo scriviamo:
per ricordarci le cose inutili
che avremmo dimenticato

***

perhaps
even for this we write:
to recall useless things
that we would have forgotten